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9 ottobre 1967: ricordando Che Guevara


“Starò dalla parte del popolo e so, perché lo vedo impresso nella notte, che io, l'eclettico sezionatore di dottrine e psicanalisi dei dogmi, assalterò barricate e trincee urlando come un ossesso, tingerò le mie armi nel sangue e, pazzo di furia, sgozzerò ogni vinto che mi cadrà tra le mani”…è tutta qui la voglia libertaria di chi voleva fare di un ideale la concretezza più vera, ma anche la consapevolezza lucida e rabbiosa che quell’ideale, per essere perseguito, necessitava di coraggio, sacrificio, lotta…quindi di morte.

Quando Che Guevara partiva per il suo primo viaggio in America Latina (1951-52), con in testa la dottrina del Mahatma Gandhi, e l’intenzione di servire la causa dei popoli oppressi con i soli strumenti della sua professione di medico, di certo non aveva ancora considerato quale significato avre bbe per lui assunto quel viaggio, né quanto la sua vita sarebbe cambiata… assieme al suo pensiero.

Che Guevara non era più pacifista, sebbene cercasse la pace!

Che Guevara avrebbe fatto di ogni trincea la tomba muta di chiunque avesse innalzato la propria grandezza sopra la sottomissione e la fame dei popoli!

Che Guevara del potere e della gloria non sapeva nemmeno indossare i panni… neppure quando quel potere e quella gloria si ergevano su una libertà di cui fu l’artefice principale… e che poi seppe rivelarsi finta… ché Cuba ancora adesso non ne conosce il vero sapore.


Daniele Silvestri

C'è, in un'isola lontana,
una favola cubana
che vorrei tu
conoscessi almeno un po'
C'è, un'ipotesi migliore,
per cui battersi e morire
e non credere a chi dice di no
perché c'è
C'è un profumo inebriante
che dall'Africa alle Ande
ti racconta di tabacco e caffè
C'è una voce chiara ed argentina,
che fu fuoco e medicina
come adesso è amore e rabbia per me
C'è, tra le nuvole di un sigaro,
la voce di uno zingaro
che un giorno di gennaio gridò
C'è, o almeno credo ci sia stato,
un fedelissimo soldato
che per sempre quella voce cercò
e che diceva
Venceremos adelante
o victoria o muerte
Venceremos adelante
o victoria o muerte


C'è, se vai ben oltre l'apparenza,
un'impossibile coerenza
che vorrei tu ricordassi almeno un po'
C'è una storia che oramai è leggenda,
e che potrà sembrarti finta
e invece è l'unica certezza che ho
C'erano dei porci in una baia,
armi contro la miseria
solo che quel giorno il vento cambiò
C'era un uomo troppo spesso solo,
e ora resta solo un viso
che milioni di bandiere giurò
e che diceva
Venceremos adelante
o victoria o muerte
Venceremos adelante
o victoria o muerte
L'america ci guarda
non proprio con affetto
apparentemente placida ci osserva ma in fondo, lo sospetto
che l'america, l'america ha paura
altrimenti non si spiega come faccia
a vedere in uno stato in miniatura
questa orribile minaccia
por esto
Venceremos adelante
o victoria o muerte
Venceremos adelante
o victoria o muerte

Dopo la guerriglia rivoluzionaria e la vittoria di Santa Clara (1957-58), e dopo essere entrato a far parte del nuovo governo cubano a partire dal ’59, il Che dirige per quattro anni (1961-64) il Ministero Cubano dell’ Industria, svolgendo anche i compiti di diplomazia estera assegnatigli dal governo castrista; i viaggi nell’area afro-asiatica lo mettono ancora (come pochi anni prima) di fronte alle condizioni in cui il popolo riversa - le stesse per le quali aveva scelto la rivoluzione - e gli mostrano impietosamente il disagio in cui è esso costretto… e per lo sfruttamento imperialistico e per il profitto che i paesi “socialisti” sapevano ricavare dai meccanismi raggiranti dello scambio economico.

La rivoluzione boliviana parte proprio da questi presupposti, accompagnati da una delusione sempre più radicata negli scoraggianti risultati cui era approdata la stessa rivoluzione cubana.

Che Guevara lascia così L’Avana, sotto falso nome e in assoluta clandestinità; si infiltra nei grup pi di guerriglieri che attentano al governo dittatoriale boliviano, a sua volta appoggiato dalla CIA.

Lo scacco che di lì a poco avrebbe subìto assieme ai suoi compagni avrebbe cambiato la storia, rendendolo un’icona, un vero mito laico, forse anche una comoda bandiera di anticonformismo alla moda; questa volta militari governativi e antiguerriglieri sarebbero stati più pronti contro il solito pugno di ribelli…e così avvenne: l’8 ottobre del ’67 la piccola truppa rivoluzionaria, cui il Che aveva prestato sangue e strategia, cadde vittima di un’imboscata. Alcuni guerriglieri furono uccisi, altri feriti e catturati… e fra questi proprio il comandante, che cadrà, ucciso dalle raffiche del mitra di un boia volontario, nella mattinata del giorno seguente.

Lui stesso in precedenza, analizzando la vittoria a Cuba, aveva preventivato la sconfitta: ”Non uno degli ultimi motivi della vittoria della rivoluzione cubana è stato il fatto che l'imperialismo americano si trovasse disorientato e fuori della possibilità di misurarne tutta la profondità”… e lo stesso imperialismo americano fu altrettanto impreparato quando il 17 aprile del ’61, nella Baia dei Porci, raccolse un altro scottante smacco, dopo una spedizione avventata e comunque disastrosa… e allora Che Guevara c’era ancora…


” C’è in un’isola lontana una favola cubana che vorrei tu conoscessi almeno un po’…” così inizia Cohiba, brano estratto dal doppio album di inediti “Il Dado” uscito nel 1996. E’ una delle canzoni più belle e note di Daniele Silvestri. Analisi certamente chiara ed intelligente di una vita spesa solo per gli altri… e di una storia, quella di un Paese che grazie a quella vita conobbe (forse per poco…forse per finta) la libertà per la quale, altrove, quella stessa vita, di lì a poco, si sarebbe spenta.

Ma Cohiba non parla della morte del Che (che questo articolo invece si propone di far riaffiorare dalle memorie) ma della sua opera, della sua lotta, della sua rivoluzione, e dell’evento che forse con maggior efficacia ne esaltò le doti… oltre che il sogno di giustizia.

Difficile non cadere nel retorico e nel banale (ahimè!) quando si vuol parlare di chi è preso da tutti a simbolo e suggello della contestazione, della protesta, dell’antiamericanismo (a volte nutrito di ingiustificati parallelismi, come quello relativo all’accostamento dell’immagine del Che con quella di Bin Laden, apparsa sulle fiancate di alcuni autobus in Medio Oriente)… finanche del “pacifismo a priori”(?)… eppure Silvestri ci riesce, con una solida lucidità e non senza partecipazione.

Le sole frasi fatte sono le citazioni delle parole con cui Che Guevara armava la sua voce… la sua rivoluzione… la sua stessa scelta, di cui forse non sempre si esplora tutta la profondità, e alla quale era assolutamente estranea ogni forma di ripensamento… o di disillusione…perché “c’è, se vai ben oltre l’apparenza, un’impossibile coerenza, che vorrei tu ricordassi almeno un po’…”

[Dario Coriale]

[29.09.2005]

 




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