Il Breviario Romano del 1763 recita così: "Di san Zosimo Papa, da Reazio. città della Magna Grecia, odierna Mesoraca nella Calabria, la cui festa si celebra il 26 dicembre". S. Zosimo, dunque, nasce a Reazio, odierna Mesoraca. E’ quanto sostengono Marafiori, Barrio, Mazzella, Martire. Suo padre, di nome Abramo, fu erroneamente creduto di origine ebraica. "Vi si incontra un antico Castello - dice il Marafioti - nominato nell’antichi tempi dalla sua fondazione Reazio, ma oggi è chiamato Mesoraca, fabbricato anticamente dagli Enotri, secondo quanto dice Stefano di Bisanzio, tra due fiumi, cioè Vergari e Reazio, e dal nome di questo fiume è stato chiamato Castello Reazio. In esso furono nativi gloriosi cittadini, uno dei quali è S. Zosimo Papa, figlio di Abramo".
Nel 1760 Giannandrea Fico da Mesoraca rinvenne nel Monastero di S. Basilio in Roma, e propriamente in sacrestia, un prezioso affresco rappresentante S. Zosimo e recante la seguente scritta: "Sanctus Zosimus Papa primus Calaber, ordinis Sancti Basilii Magni". S. Zosimo, dunque, fu monaco basiliano e niente ci impedisce di supporre che abbia iniziato la sua vita religiosa nell’attuale convento del SS. Ecce Homo in Mesoraca, a quei tempi monastero di una fiorentissima comunità di basiliani.
Papa Innocenzo I lo ebbe carissimo e lo nominò cardinale. Gli successe nel sommo pontificato il 18 marzo del 417. Morì l’anno dopo, il 26 dicembre 418. Il Panvivio invece sostiene che S. Zosimo fosse di nazione greco-asiatica e che Cesarea della Cappadocia fosse la sua patria, e che fosse nipote di quell’Ermogene che compose il Credo nel Concilio Niceno. Tutto questo lo ricava da una certa epistola di Basilio vescovo cesariense, scritta da Innocenzo I.
Ma esiste davvero questa epistola di Basilio vescovo di Cesarea? A questo e ad altri interrogativi non potrà mai rispondere il Panvivio, poiché è molto labile ed inverosimile quanto ha scritto nella sua "Storia universale ecclesiastica" e dalla quale, dal secolo XV in poi, alcuni erroneamente hanno attinto.
Sappiamo invece che è uso costante di tutti gli storici ecclesiastici designare i papi greci orientali aggiungendo al nome la patria, ad esempio: Sisto II Ateniese, S. Igino Ateniese, Eleuterio di Nicopoli. I papi della Magna Grecia, invece, vengono designati col solo appellativo di greco, come ad esempio ci viene tramandato di "S. Zosimo I greco" e degli altri papi. Fosse vero quanto dice il Panvivio avremmo avuto il "Zosimo cesariense". S. Zosimo, dunque, è un mesorachese, come l’attestano e ce lo tramandano gli innumerevoli storici, tra cui il reverendissimo don Carmelo Lo Re, già parroco di Andali. "Mesoraca - scrive Lo Re - ha sempre mantenuto viva la credenza che S. Zosimo fosse un mesorachese. Una vecchia tradizione, che però ora sta cadendo in oblio, ricorda perfino il luogo dove sarebbe sorta la casa nella quale S. Zosimo sarebbe nato. Non esistono, è vero, di essa neanche i ruderi, all’altezza della casa della famiglia Tallarico, che conclude il vasto fabbricato del palazzo della famiglia Rossi. La via che conduce ad essa è appunto intestata a Papa S. Zosimo" (C. Lo Re, Papa S. Zosimo di Castel Reazio, 1998).
S. Zosimo sedette sulla cattedra di Pietro un anno e nove mesi. Successore di Papa Innocenzo I, ereditò e sostenne pesanti controversie dogmatiche e disciplinari, prima fra tutte la difficile questione Pelagiana. Papa S. Zosimo ha il grande merito di aver preservato la fede cattolica dagli sbandamenti teologici, di aver cementato l’unità della Chiesa, là dove i vescovi e i preti l’avevano minata.
Altra pesante controversia che diede a Zosimo afflizioni e amarezze fu quella sostenuta con alcuni vescovi gallicani causata dalla diocesi di Arles.
Papa S. Zosimo, durante il suo breve pontificato, emanò diversi decreti; estese a tutte le chiese parrocchiali la benedizione del cero pasquale, riservata prima soltanto alle cattedrali, alle basiliche e alle chiese maggiori; ordinò ai diaconi di portare la stola dalla spalla sinistra al lato destro; vietò agli ecclesiastici l’ingresso nelle taverne, nelle osterie e simili affinché non si esponessero al pericolo del peccato.
Vietò, inoltre, agli illegittimi l’ammissione agli ordini sacri e così agli omicidi, ai malfattori e a tutti coloro che si erano macchiati di delitti. Norme queste recepite poi dal Codice di Diritto Canonico.
Nel 418 papa Zosimo s’ammala. Sopporta con pazienza e rassegnazione il male che lo travaglia nel "fiat voluntas tua". La sua preghiera è ancora più intensa e, vigilantissimo pastore, trova il tempo per scrivere a vescovi e preti, sempre attento nella causa della Chiesa contro gli eretici, pontefice di grande coraggio e zelantissimo dei diritti della sede di S. Pietro, perseverante nelle sue giustificate sentenze, confidente nella misericordia di Dio, interessato alla salvezza delle anime.
Dopo un’ordinazione tenuta nel mese di dicembre, in cui consacrò otto vescovi, dieci sacerdoti e tre diaconi, passò alla gloria eterna, universalmente invocato santo per aver esercitato in grado eroico le virtù cristiane.
Fu sepolto nella Basilica di S. Lorenzo al Verano, a Roma, sulla via Tiburtina.
Di papa S. Zosimo si conservano ancora 13 lettere ed alcuni frammenti della lettera Tractoria.
Sulla sua tomba si legge la seguente epigrafe: "Il Romano pontefice Zosimo nato nella Magna Grecia or qui giace, accanto a Lorenzo e a Stefano (S. Lorenzo e S. Stefano, diaconi martiri, sepolti nella Basilica del Verano) perché dai loro nomi all’uomo insigne offrissero l’uno l’alloro, l’altro la corona. Combattè implacabile Pelagio suscitator di marosi e di tempeste, anzi non fu soltanto mare tempestoso, ma turbine, aquilone, Sirte, scogli. Dire che traballò la nave di Pietro è ben poco. Governò la Chiesa un anno ma se guardi la sua santità dirai che governò un secolo".