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Meridionali, il problema siamo noi


Con un’intensa e magistrale relazione di mons. Giuseppe Agostino arcivescovo emerito di Cosenza e Bisignano (nella foto), si è svolto il quarto convegno sociale organizzato dalla parrocchia di Santa Maria Maggiore guidata da don Giuseppe Marra a Petilia Policastro.

Purtroppo, come era già accaduto nelle precedenti edizioni, nonostante l’interesse del tema  “legalità e moralità: lo stormo, la giungla ed il fai da te”  l’appuntamento di riflessione non è riuscito a radunare nell’auditorium “Giovanni Paolo II” tutti quei cittadini che sarebbe stato lecito aspettarsi; raccogliendo, comunque, gli attestati di stima del vice sindaco Giovambattista Scordamaglia che, unitamente al presidente del Consiglio comunale Giovanni Ierardi, all’assessore Rodolfo Calaminici ed al capogruppo diessino Davide Dionesalvi, ha portato all’incontro il saluto dell’Amministrazione e dell’Assise cittadina.

Dopo l’introduzione di Giacinto Carvelli, è toccato al parroco don Giuseppe Marra illustrare le idealità del convegno e porgere ai presenti le scuse dei relatori Vincenzo Conso sociologo dell’Università romana “la Sapienza” e don Nicola Criniti, direttore dell’Istituto teologico calabro “Pastor Bonus” che non hanno potuto prendere parte all’iniziativa.

“Alle tematiche della legalità – ha evidenziato don Marra - si stanno dedicando negli ultimi anni anche a Petilia Policastro dei convegni e dei progetti scolastici con lo scopo si sensibilizzare la popolazione su tematiche come la legalità e la moralità. Su questi temi vogliamo interrogarci anche come parrocchia. Sulle tematiche della legalità e della moralità, grazie all’impegno dei volontari di Servizio Civile impegnati in parrocchia, sono stati distribuiti nelle scuole del circondario ben 800 questionari che ci riproponiamo di illustrare in un prossimo appuntamento insieme al prof. Conso che ha avuto modo di analizzarli”.

A tutto tondo la ricca riflessione di mons. Giuseppe Agostino. “Guai – ha evidenziato mons. Giuseppe Agostino – se la  moralità che risponde alla coscienza e la legalità che risponde alle leggi  si divaricano e non interagiscono fra di loro. La povertà di entrambe è collegata nell’Occidente alla crisi della libertà. Si è creduto, infatti, di poter liberare l’uomo smontando Dio ma così l’uomo si è trovato solo. Si sono persi i riferimenti veri della vita ed i valori che oggi sono stati sostituiti dall’apparire e dall’utile ad ogni costo. Capita così che questo tipo di incontri – ha evidenziato il Presule – hanno un certo valore solo se uscendo dal teoretico riescono ad incidere nella quotidianità”.

Sulla legalità mons. Giuseppe Agostino ha evidenziato come “Cristo pagava le tasse e pur essendo Dio e per rispetto della legge si è lasciato crocifiggere. Altrettanto devono fare i Cristiani nonostante alcune leggi ingiuste per evitare che la libertà diventi anarchia e nella consapevolezza che le leggi sono fatte da quel Parlamento che anche noi contribuiamo ad eleggere. Certo lo Stato italiano riconosce l’obiezione di coscienza ma è altrettanto vero che ultimamente manca nei cittadini quel sussulto che dovrebbe esserci per l’ordine sociale”. Non poteva mancare, per l’intenso e lungo impegno pastorale nel Sud di mons. Agostino, una riflessione sulla mentalità della gente del Sud e della Calabria.

“Ritengo – ha evidenziato – che la questione meridionale sia stata sostituita da una questione di noi Meridionali che dovremmo superare i nostri limiti che oltre a quello dello scarso rispetto della legge collegabile alle varie dominazioni continuiamo ad essere piagnoni e criticoni scordandoci che il nostro sviluppo lo dobbiamo costruire noi con le nostre forze e le ricchezze della nostra terra”. richiamando un aspetto del suo magistero episcopale e di quel primo Sinodo diocesano  da lui convocato e presieduto a Crotone alcuni lustri fa ed ancora non totalmente entrato in vigore almeno relativamente ad alcuni aspetti delle feste patronali, mons. Agostino ha, infine, sottolineato come “ancora oggi il contributo della Chiesa alla società è quello di liberare la nostra gente da quella religiosità che spesso è paura e superstizione sostituendola con quella fede matura e consapevole che è coraggio ed impegno”.

[Francesco Rizza]


[15.05.2006]

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