
Nel pieno di questa ricca estate culturale - all'interno della suprema cornice del Castello Murat (Pizzo, VV, mercoledì 8 agosto 2007, ore 21.00) - è spiccata la presentazione del volume, "L'ombra del lupo", di Saro Ingenuo (IRIDE edizioni).
La serata tirrenica dedicata al libro di Saro Ingenuo (Pizzo, 1949) si è rivelata un archivio e un'officina culturale locale di ampio respiro.
L'iniziativa è stata organizzata dalla Fondazione Rubbettino, dal Circolo del Cinema "Lanterna Magica", aderente alla Federazione Italiana Circoli del Cinema (F.I.C.C.), con il patrocinio del Comune di Pizzo, ed è stata realizzata anche grazie a numerosi sponsor locali.
Sono intervenuti: il sindaco di Pizzo Fernando Domenico Nicotra, Saro Ingenuo, Andrea Frezza, Sara Pacifico, Giovanni Crotti, Giuseppe D'arrò, Rosaria Galloro, Patrizia Ruoppolo.
All'interno di questa officina culturale a cielo aperto, ospitata nel Castello Murat, non sono mancati alcuni riferimenti letterari degni di nota: il libro di Saro Ingenuo che è collocato in una terra travolgente - secondo una sottolineatura di Giuseppe D'Arrò del gruppo editoriale Rubbettino - è stato accostato ad alcune pagine di Leonardo Sciascia - attraverso una nota critica di Giovanni Crotti - ed è stato anche accostato - dallo scrittore e regista Andrea Frezza - al meraviglioso libro "Menzogna e sortilegio" di Elsa Morante. Ed è stato Andrea Frezza l'artefice critico del riconoscimento, nella narrazione di Saro Ingenuo, di una "temporalità espansa" in cui la memoria, mai schiava della trappola della nostalgia, è in grado di farsi "atto eversivo".
La storia narrata si sviluppa - tra i vicoli di Pizzo e le Serre vibonesi - attraverso un concatenarsi di avvenimenti misteriosi e un susseguirsi di momenti di elevata tensione psicologica. Il protagonista del romanzo è un possidente terriero della Calabria degli anni Cinquanta risucchiato da un passato angoscioso. Se i fantasmi che fuoriescono da una sorta di "clessidra retrospettiva", battente e oscura, impressa nel mondo interiore del protagonista, lo avvolgono in uno stato di malessere galoppante, è anche vero che c'è qualcosa di più dietro questa radice di sospettosità.
Una radice di sospettosità che, pagina dopo pagina, preannuncia di avvincere i lettori in un crescendo di situazioni - ambientate nell'estate del 1953 - legate alle superstizioni e alle paure ataviche degli abitanti di quelle terre bagnate dal mar Tirreno. E che è affrontata da un maresciallo dei Carabinieri e da un barbiere di paese in un contesto in cui il codice tortuoso della furbizia prevale sul resto.
Un giallo poliziesco carico di introspezione psicologica può essere definito il libro di Saro Ingenuo.
Un libro-giallo che fa rivivere i vicoli di Pizzo degli anni Cinquanta con una potenza icastica straordinaria. La forza delle immagini della scrittura di Saro Ingenuo (autore che ha precedentemente creato due commedie: "Ipseo" e "Cerca ca ti cerca") rinvia ad attese cinematografiche future.
Una serata tirrenica circolare è stata, infatti, quella dedicata al libro-giallo di Saro Ingenuo. Circolare perché la presentazione del volume è stata scandita da una proiezione, iniziale e finale, di due cortometraggi (regia di Vittorio De Seta) - forniti dalla Cineteca della Calabria - degli anni Cinquanta che hanno impresso all'intera serata un deciso slancio cinematografico:"Lu tempu du li pesce spada" (cortometraggio che catapulta nel ritmo incalzante della pesca del pesce spada in cui le barche, le cime e il mare restituiscono i volti dei pescatori dello Stretto di Messina, negli anni Cinquanta) e "I dimenticati" (un cortometraggio ambientato nel Pollino, nel 1959).
Ed è anche per questa potenzialità di trasposizione cinematografica, insita nel libro, che la conversazione sul giallo poliziesco di Saro Ingenuo ha finito per rivelare un "climax" duale (libro/film) in grado di far riconoscere fulmineamente quegli stili narrativi portatori di una netta vocazione cinematografica. E lo stile narrativo di Saro Ingenuo richiama con forza l'attenzione di tutti quei registi e produttori che saranno disposti a scommettere sui luoghi descritti da un depositario dinamico della memoria degli anni Cinquanta come appare l'ideatore de "L'ombra del lupo".
[Francesca Melania Monizzi]