
L’uso di Internet da parte dei giovani italiani tra i 14 e i 29 fa un balzo in avanti.
Negli anni tra il 2003 e il 2007 l’utenza complessiva (uno o due contatti alla settimana) è passata dal 61% all’83%, e l’uso abituale (almeno tre volte alla settimana) dal 39,8% al 73,8%.
Così i dati del 7° Rapporto sulla Comunicazione CENSIS/UCSI presentato nei giorni scorsi dal Presidente del Censis Giuseppe De Rita.
Un importante Rapporto basato sul confronto dell’uso dei media da parte della popolazione nei principali paesi europei: Italia, Francia, Spagna, Germania e Gran Bretagna.
Colpisce molto perché i dati stravolgono una impostazione di vita quotidiana ormai superata e ci introducono in una impostazione che vede, soprattutto nei comportamenti giovanili, un nuovo uso della comunicazione e della strumentazione collegata.

Basta sfogliare il rapporto per notare come si è registrato, dal 2003 ad oggi, un aumento generalizzato nell’impiego di tutti i media da parte dei giovani e come non stupisce che il cellulare sia usato praticamente da tutti (il 97,2%).
Stupisce in positivo che il 74,1% dei giovani italiani legge almeno un libro all’anno (esclusi i testi scolastici) e il 62,1% più di tre libri.
Importante e fondamentale dato è quello relativo al 77,7% dei giovani legge un quotidiano una o due volte alla settimana rispetto al 59,9% del 2003, mentre il 57,8% legge almeno tre giornali alla settimana.
I periodici hanno una utenza complessiva pari al 50% dei giovani quando nel 2003 era il 44%.
Una cosa che non bisogna prender sotto gamba è l’atteggiamento dei giovani verso il mondo digitale centrato su una esperienza, seppur ancora limitata, di passare da un mezzo all’altro senza badare troppo alla sua natura senza avere consapevolezza di ciò che accade, visto anche che il numero dei media è aumentato ed è sempre più difficile tracciare al loro interno dei confini.

Il Rapporto mette in risalto un contesto giovanile che è stato capace di elaborare nuove strategie di adattamento e che, trovandosi a loro agio, adottano un nomadismo mediatico che si accompagna al disincanto dovuto all’assenza di una vera prospettiva gerarchica tra i media.
Come si comunica e come si interagisce su un luogo di lavoro; cosa si comunica in una classe scolastica o quando si partecipa ad un rituale sportivo o religioso; guardare a come nella vita quotidiana prendono corpo le vicende degli esseri umani, a come si costruiscono e vengono giocati il senso e il significato del vivere è molto importante soprattutto per verificare le differenze e le disuguaglianze.
Infatti, nel Rapporto si evince che le differenze di genere si sono notevolmente ridotte, ma non annullate. Nell’utenza complessiva dei media, le femmine ascoltano di più la radio (il 90,3% contro l’83,1% dei maschi) e leggono di più i periodici (il 55,2% contro il 45,3%); i maschi leggono di più i quotidiani (l’80,4% contro il 74,6% delle ragazze) e guardano di più la Tv satellitare (il 39,9% contro il 33,6%).
La cosa che colpisce nello studio è il dato relativo ai giovani italiani che assomigliano ai giovani europei, ma non sono del tutto uguali.
Dappertutto si fa un grande uso del telefonino, ma solo in Italia il 96,5% dei giovani lo adopera in maniera abituale, mentre negli altri paesi gli utenti abituali oscillano tra l’89,3% della Germania, l’83,9% della Gran Bretagna, l’83,7% della Spagna, per scendere al 73,8% della Francia.
Gli esperti del Censis fanno intravedere nuove tendenze di azione e come agisce il potere, da cosa e come si viene sedotti e affascinati rispetto, per esempio, alle differenze legate alle diverse fasce d’età. I giovanissimi, tra i 14 e i 18 anni, sono i più voraci consumatori di media, ma con due importanti eccezioni: quotidiani e radio.

Se il dato relativo all’ascolto della radio riferito a tutti i giovani è in aumento (gli utenti complessivi sono passati dall’82,8% all’86,5%), nella fascia compresa tra i 14 e i 18 anni scende al 78,9%. Infatti, i consumi mediatici dei giovani sono molto ricchi e articolati: prevedono il contatto non solo con i nuovi media (Internet e cellulari), ma anche con i più antichi (libri e quotidiani), senza però attribuire importanza decisiva a nessuno di essi.
Internet riveste un ruolo importante per i giovani italiani anche se non siamo ai livelli d’uso abituale della rete come in Gran Bretagna che raggiunge il 77,7%, in Germania il 76,5% mentre in Italia siamo al 73,8%. Ormai la “comunicazione” è parte integrante della nostra vita e chi non si adegua rimane fuori e isolato nel vero senso della parola.
[Salvatore Barresi]
[28.06.2008]