In botanica, l’ Agave è una pianta della famiglia delle Amarillidacee che ha fatto il viaggio contrario di numerosi emigrati italiani della prima metà del Novecento.
Pur essendo originaria dell’America, infatti, questa pianta si è ampiamente naturalizzata nel Mediterraneo ed in Calabria.
Cosa poco nota in Calabria, però, è che oltre che i suoi fiori, dalla pianta dell' Agave è possibile estrarre sia delle fibre tessili che il “pulque” : bevanda nazionale messicana.
Proprio a questi fiori, immortalati in copertina nella valle del Neto con la città fortezza di Santa Severina nello sfondo, mons. Pietro Pontieri, giornalista responsabile dell’ufficio stampa dell’Arcidiocesi di Crotone e Santa Severina, ha dedicato la propria recente pubblicazione.
S’intitola “Fiori d'Agave racconti silani" ed è un insieme di racconti, edita per i tipi della “Editoriale progetto 2000” di Cosenza.
Ad un' attenta lettura, però, la pubblicazione non è una semplice opera di narrativa offrendo, fra le sue varie chiavi di lettura, un viaggio nel tempo restituendo alla contemporaneità numerosi personaggi, mestieri e tradizioni di quello che fu il territorio della diocesi suffraganea di Umbriatico.
Capita così che il narratore diventa, così, memorialista e quelle che potrebbero sembrare semplice pagine di narrativa si arricchiscono con uno spessore antropologico.

Nelle pagine della pubblicazione, infatti, il lettore riesce a compiere un affascinante viaggio a ritroso fra i monti della Sila ritornando, almeno con la memoria, ad un tempo lontano ma non troppo certamente precedente a quell' omologazione conseguenza della globalizzazione.
Ecco, così, spuntare dalle pagine de “Fiori d'Agave racconti silani" fra i vari mestieri descritti quelli del calzolaio, del venditore ambulante, il falegname abile anche nella costruzione delle trottole, il bandista ed il campanaro.
S'intitola "Nel Villaggio della Memoria" l'ultima sezione della pubblicazione che, emotivamente, è anche la più struggente.
In essa, ecco ad affiorare i manifesti murali degli anni '30 dello scorso secolo che, costruiti in lamiera, sono ancora caparbiamente su uno storico palazzo di Savelli.
Al fianco di questi i leggendari tesori dei briganti, una sorta di trait d'union nelle leggende di quasi tutte le cittadine silane, la descrizione della croce di Grimpia, il forno di pietra capace, grazie alla penna di don Pontieri, di restituire ancora il profumo intenso del pane appena fatto e l'odore pungente e gustoso dei fichi e dei peperoni piccanti ed i crotali del Venerdì santo.
Tutti questi ricordi, come lamenta l'Autore, vengono descritti dai i figli dei numerosi emigrati non più come i ricordi del proprio paese ma semplicemente come quelli del "paese di mio padre" evidenziando, inconsapevolmente o meno, una sorta di distacco affettivo.
E se il destino dell'Agave vuole che la stessa pianta "conclude il suo ciclo vitale con un atto finale che ha del prodigioso e del tragico: dopo la fioritura muore" il rischio della società rurale del Crotonese è appunto quello della scomparsa.
Ciò nonostante, la conclusione che don Pietro Pontieri è quasi ottimistica.
Le tradizioni dei nostri Paesi, a suo dire non scompariranno definitivamente, poiché "finché i resti dei propri cari riposeranno nel silente camposanto, il paese d'origine non potrà essere spogliato del suo essere luogo della rimembranza".
[Francesco Rizza]