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La forbice del Federalismo Fiscale


Quando il cittadino pensa al federalismo fiscale crede che sia una manovra distante dalla sua vita. Molti politici stanno affrontando questo problema mantenendo distanti i cittadini, coinvolgendoli il meno possibile e dando loro minime informazioni sui possibili effetti che la ‘manovra’ sicuramente darà. 

Il volto del Paese cambierà totalmente quando si attuerà la riorganizzazione su base federale dei tributi e dei trasferimenti statali.

Il Federalismo è un cantiere aperto dove la Lombardia, regione virtuosa, potrebbe essere, forse con il Veneto, in grado di autofinanziarsi i servizi senza tenere conto del resto dell’Italia ed in particolare delle Regioni del Sud come la Calabria.

La ‘mossa’ di Loiero con Calderoli è stata puntuale e precisa; è importante capire, dalla bozza di proposta fatta dal Ministro, se il federalismo fiscale può mettere in moto un meccanismo di sviluppo virtuoso nel Mezzogiorno. È importante sapere da dove si parte e quale sarà l’obiettivo per capire l’Italia del futuro.

Oggi le voci tributarie di finanziamento per le autonomie locali sono tante. La più nota è l’Irap che va alle Regioni e fa la parte del leone, e poi ci sono quote di compartecipazione a tributi erariali. Tributi devoluti dallo Stato e le autonomie locali sono solo esattori.

Prendendo la Calabria, quattro conti non fanno mai male, la spesa e il prelievo della Pubblica Amministrazione è stato spesa/entrate 154,23% delle entrate e il Pil pro capite 16,270; mentre la spesa totale pro capite è stata di 88,48. Una regione con basso reddito pro capite e con poche entrate.

Con una proiezione fatta ad oggi la Calabria morirebbe il giorno dopo aver varato il federalismo fiscale.

Virtuosamente, la Lombardia risulta in attivo perché spende di meno di quanto incassa, ed è la seconda Regione con la più alta ricchezza pro capite.

Il Governatore della Calabria, Agazio Loiero, paragonabile all’Espanico del film il ‘Gladiatore’, ha fatto bene a riportare al centro dell’arena la discussione sui benefici del Sud partendo dalle spese, quelle riguardanti i diritti di cittadinanza, sanità, assistenza e istruzione, e quelle relative alle funzioni non essenziali.

Per le spese relative alla sanità, assistenza e istruzione è previsto, nella bozza Calderoli, un fondo di perequazione che pian piano dovrà allontanarsi dalla spesa fatta fino ad oggi, proponendo un meccanismo di riferimento a costi standard calcolati a livello nazionale. Se questo riferimento non è individuato riferito ad una Regione virtuosa come la Lombardia sparisce la ‘calabrisella’ come regione italiana.

Per le spese relative alle funzioni cosiddette non essenziali si pensa ad aumentare la pressione fiscale regionale, basandosi, in principio su una perequazione simile all’Irpef.

Cosa provocherebbe questa ‘rivoluzione’ nel Sud Italia diviso da una forbice socio economica spaventosa?

Un freno allo sviluppo; aumentando le tasse regionali non ci potrà essere nessuna strategia di vantaggio.

Per esempio in Calabria, rispetto a possibili nuovi investimenti sul Porto di Gioia Tauro, per una possibile produttività diffusa legata al transchipment, tranne che non si pensi a Zona Franca totale, ci sarà un ripensamento di tutte le imprese che oggi hanno puntato su questo porto, trasferendosi subito in Marocco.

Penso a zone come il crotonese che, cambiando gli elementi di uno sviluppo futuro, col Turismo, con attrazione di investimenti dall’estero, nessuno mai verrà a investire.

Penso all’estrazione del gas metano e alla possibilità di estrazione di petrolio dal mare crotonese, come sarà possibile creare una filiera aumentando le tasse regionali? Ma la problematica, aumentando le tasse regionali,  sarà quella di erogare servizi e offrire beni alla collettività di scarso valore frenando lo sviluppo.

È una situazione preoccupante che dovrebbe accendere gli animi della politica regionale e proporre, come ha fatto Loiero con il Governo Berlusconi, una discussione seria a partire dal consesso del Consiglio Regionale. Se la questione del federalismo fiscale non si affronta a livello politico, spingendo l’economia e l’imprenditoria sana, si rischia di entrare in un vortice di problemi di consenso con effetti dirompenti per le future generazioni.

Si ipotizza, qualora sia approvata la bozza Calderoli così com’è, che la Calabria avrebbe un incremento di disoccupati del 7-8%, cioè passerebbe dal 35% al 43% di senza lavoro solo nel 2010. Un disastro. Per garantire standard comuni ai cittadini, comunque, è vero che bisogna responsabilizzare gli enti locali cancellando la logica secondo cui chi spende di più per sanità, istruzione e assistenza deve prendere di più dallo Stato.

È importante, con la riforma, erogare prestazioni e servizi effettivamente ‘garantiti e valutabili’ dall’utenza. Si pensi oggi realmente ad una possibilità di lista d’attesa standard per prestazioni nella Sanità valida per tutti. È sicuramente possibile, anche in Calabria.

Così anche per la Scuola calabrese, si pensi ad un numero ‘n’ di docenti per ogni studente per ordine e grado. Si pensi ad ‘n’ operatori per ogni anziano che gravita nelle strutture specializzate calabresi. Si pensi, per esempio, a possibili meccanismi di incentivazione e penalizzazione per chi fa migliori risultati e chi peggiori, così vedremo se in Calabria si spende di più per il personale rispetto alla Lombardia.

Risulta chiaro che in Calabria per affrontare una discussione serena sul Federalismo Fiscale ci vuole, innanzitutto, una preparazione particolare e non una approssimazione come ho notato in molti politici; ci vuole anche una partecipazione attiva di confronto senza particolari atteggiamenti di parte e con una visione futura della Calabria.

Pensare la Calabria al futuro è cosa difficile ma importante. Pensare la Calabria, a riforma avviata, che viene premiata dallo Stato come Regione che si avvicina prima di altre ai costi standard riducendo nel tempo l’entità dei fondi perequativi, sarebbe una vittoria ed un esempio per tutti i calabresi.

Pensare la Calabria del futuro sanzionando gli amministratori di gestioni allegre della cosa pubblica è possibile.

Questa dovrebbe essere una sanzione ‘certificata’ nella futura riforma del federalismo. Pensare la Calabria del futuro che attua le funzioni per lo sviluppo incamerando e ottenendo premialità su servizi efficienti è possibile.

Se oggi una Famiglia calabrese è povera lo si deve alla incapacità politica di tutti. Se oggi la Calabria non è riuscita ad emergere lo si deve alla incapacità di progettare il futuro su basi solide.

Se oggi i calabresi con il Governatore regionale, le forze di maggioranza e di minoranza e tutta la sua classe dirigenziale non crea i presupposti e gli architravi del ‘federalismo’, avremmo perso una occasione che forse non si ripeterà mai più.

[Salvatore Barresi]

[10.09.2008]

 




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