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il Giro d'Italia della 'Ndrangheta


Spesso, tra le cause del mancato sviluppo del nostro territorio viene posta la sola presenza della ‘ndrangheta; io, però, provo ad andare controcorrente e, pur non volendo negare che la ‘ndrangheta sia una grave piaga per il nostro paese, ritengo che ridurre il mancato sviluppo alla sola presenza della malavita sia solo pura letteratura. Espongo meglio il mio pensiero e la mia analisi; mi piacerebbe se si approfondisse ulteriormente.

Incomincerei col chiarirmi il significato del termine letteratura; mi sono permesso di consultare il sito di Wikipedia, così tutti possono accedervi. Per letteratura si intende: la forma d'espressione umana che ha come mezzo d'espressione la parola e risultato il componimento verbale. Diretta espressione dell'intelletto, e dell' inconscio umano e della sua capacità di concepire e intendere, ha come finalità le più disparate: la comunicazione, l'informazione, l'arte, l'istruzione, la memoria, l'intrattenimento. Per estensione la letteratura è anche l'insieme dei componimenti verbali. Quindi la letteratura, e quindi la letteratura d’informazione, è il mezzo attraverso il quale l’intelletto, in forma breve e sintetica, in prosa, affronta in modo oggettivo e razionale un argomento scientifico, politico, filosofico, letterario, storico, artistico o di costume, affrontato in modo libero, con minore sistematicità e oggettività rispetto allo studio o alla monografia. Lo stile utilizzato è di solito lucido, spigliato e con numerosi riferimenti culturali e di forte impronta personale.

Cerco di spiegarmi ancora meglio: la mafia, in tutte le sue diversificate formazioni (sia essa Cosa Nostra, la ‘Ndrangheta, la Sacra Corona Unita, la Camorra), è sorta come associazione di soggetti intenti raggiungere forti guadagni economici in maniera coercitiva e violenta, quindi illegale. La mafia, dunque, per potere raggiungere un tale, enorme, obiettivo ha bisogno che il territorio nel quale opera sia ricco di risorse economiche, di possibilità di investimenti, di realizzazione di commerci e grandi opere edilizie. Nel momento in cui il territorio si impoverisce la mafia dirige i suoi interessi in altre parti e quel territorio servirebbe, al massimo, come serbatoio di manodopera. E’ pensabile questo?

Proviamo a fare qualche riferimento storico e pubblicistico.

Antonio Nicaso, nel saggio ‘Ndrangheta, le radici dell’odio, riporta il giudizio del Procuratore antimafia Piero Grasso: Oggi le ‘ndrine si sono adeguate al fenomeno della globalizzazione: vanno lì dove domanda e offerta si incontrano.

Il Giudice Nicola Gratteri e, ancora, lo scrittore Antonio Nicaso hanno pubblicato un interessantissimo volume dal titolo Fratelli di sangue nel quale fanno una disamina storica e investigativa sulla sola ‘Ndrangheta e fanno notare che nel nord Italia la ‘ndrine calabresi sono presenti già negli anni tra il 1960 e il 1970, realizzando sequestri di persona, estorsioni, raket, giochi d’azzardo, commercio di armi e droga, usura e sfruttamento della prostituzione. A darsi da fare è stata soprattutto la ‘Ndrangheta della costa jonica.

In Liguria le ‘ndrine calabresi sono presenti sin dagli inizi degli anni sessanta; la presenza del porto e la vicinanza con la Francia hanno permesso ai mafiosi di considerare la regione ligure come punto nevralgico dei traffici illegali: il porto di Genova unitamente al porto di Massa Carrara sono considerati dagli investigatori le capitali dei commerci mafiosi; così come la riviera di ponente funge da cerniera dei traffici e degli affari illeciti che si svolgono tra il sud della Francia e il Piemonte.

Il Piemonte ha visto l’affermarsi specialmente del mercato della droga con elementi dei cartelli sudamericani, ma le persone coinvolte non sono solo di origine meridionale, come facilmente si potrebbe considerare, ma anche residenti del luogo hanno stretto forti rapporti di interessi e guadagni economici, come dimostra lo scioglimento per mafia del Consiglio comunale di Bardonecchia nella provincia di Torino.

In Lombardia la ‘Ndrangheta è riuscita perfettamente a clonarsi, senza rinunciare a nessuna delle sue caratteristiche (omicidi,sequestri di persona, estorsioni, racket, giochi d’azzardo, commercio delle armi, droga, usura e sfruttamento della prostituzione n.d.a.). Oltre al controllo del territorio è riuscita a saldare rapporti con esponenti del mondo bancario, finanziario e istituzionale di questa regione.

In Valle d’Aosta gli interessi della ‘Ndrangheta sono rivolti al turismo e, quindi, all’industria alberghiera e degli sports invernali.

In Trentino Alto Adige, a Bolzano e Bressanone, si sono formate le piazze attraverso le quali la droga passa i confini internazionali.

Nel Friuli Venezia Giulia le organizzazioni hanno trovato terreno fertile tra commercialisti locali, imprenditori turistico-alberghieri e dell’intermediazione immobiliare, tutte persone originarie della regione.

Nel Veneto, ci informano Gratteri e Nicaso, la ‘Ndrangheta ha dimostrato di essere estremamente pericolosa. L’attività prevalente è il riciclaggio di denaro sporco. Le cosche presenti sul territorio sono coinvolte anche nella gestione di traffici illeciti come stupefacenti, armi, estorsione e ricorrono spesso al metodo intimidatorio tra cui omicidi, ricatti, ritorsioni e violenza evidenziando caratteristiche peculiari proprie delle ‘Ndrangheta.

In Emila Romagna la malavita si è appropriata di svariate imprese, mentre sul litorale riminese e lungo la costa le organizzazioni mafiose controllano bische clandestine, praticano l’usura, trafficano in droga.

In Toscana la ‘Ndrangheta ha esteso il suo potere e realizzata la commistione con ex affiliati alla banda della Magliana dediti al traffico della cocaina e delle armi.

Mentre in Umbria estende il suo mercato degli stupefacenti, nelle Marche la ‘Ndrangheta ha la possibilità di riciclare il denaro sporco proprio perché il vasto litorale, il porto di Ancona, l’aeroporto di Falconara, hanno reso possibile la nascita di svariate aziende medie e piccole che formano l’ossatura economica della regione, ma nello stesso tempo le strutture di comunicazione permettono l’apertura dei mercati con l’Est.

Nel Lazio l’opera di occupazione territoriale ha raggiunto il massimo della strategia attraverso l’imposizione del pizzo anche a delinquenti locali, ma anche qui, in special modo a Roma, la sua potenza si esprime attraverso le estorsioni, l’usura, l’omicidio e il traffico di droga. Inoltre la mafia si sta inserendo negli appalti per la costruzione di grandi centri commerciali e quelli della ristrutturazione o costruzione delle aree portuali di Civitavecchia e Gaeta, oltre al riciclaggio di capitali illegali.

Tra l’Abruzzo e il Molise le ‘ndrine si sono inserite nelle attività imprenditoriali, quindi di riciclaggio di denaro sporco.

Eccoci arrivati, dunque,  al termine del giro di mezza Italia, di quella parte della Nazione, cioè, che è la parte più ricca del Paese, più dinamica, quella che generalmente viene definita più vivibile rispetto alla disperazione della Calabria, la parte più produttiva dove gli emigrati del sud si recano per cercare lavoro.

Ma è qui che la mafia è attecchita maggiormente, è in questa parte d’Italia bene che la mafia ha allacciato le alleanze con le altre organizzazioni criminali italiane e quelle straniere, come dimostra Nicaso nell’opera citata.

Ma, allora, mi chiedo ancora, perché se la presenza della mafia distrugge l’economia del Sud, l’economia del Nord è florida, anzi tanto florida da richiamare diverse centinaia di emigrati meridionali alla ricerca di un posto di lavoro. Perché l’economia del Nord non è soffocata come quella del Sud? Forse che i mafiosi meridionali al Nord si sono ingentiliti e diventati imprenditori amanti del bene comune? Oppure le pallottole sparate al Nord fanno meno male di quelle sparate al Sud? Sarà che al Nord la mafia impone il pizzo con una scala sconto più vantaggiosa rispetto al Sud?

Oppure, a parte la facile  e tragica ironia, c’è la volontà di continuare a prolungare una letteratura, come sopra esposto, che, a cominciare da quando i Sabaudo-piemontesi hanno occupato l’Italia meridionale, il periodo storico che volgarmente viene chiamato Risorgimento, vuole vedere un Meridione e una Calabria analfabeta, senza cultura e senza storia; una Calabria soffocata dalla ‘ndrangheta e destinata ineluttabilmente al sottosviluppo e all’ignoranza, come affermano Bossi e Gelmini.

In questa analisi dei luoghi nord-italiani si è dimostrato che la mafia si è inserita, grandemente, proprio nei settori economici trainanti lo sviluppo di ogni regione considerata, e questi non sono per niente soffocati, anzi continuano a dare sviluppo e benessere per le popolazioni; allora, perché da noi no? Non voglio, assolutamente, entrare nella folta schiera dei piagnoni, dei brutti e neri ma buoni e carini, dei volenterosi e abbandonati; no, non mi appartiene!

Evidentemente, sin dalla nascita del triangolo economico: Genova-Torino-Milano, le terre meridionali sono il contenitore della manodopera, di quella massa di disperati che ogni anno lascia la propria casa, ben utili a un progetto che direi di mono-sviluppo regionale. Qui ha ragione Bossi e ritengo che esistono due questioni, la questione meridionale e la questione settentrionale, entrambe uguali e distinte. Evidentemente, la questione meridionale va ripresentata in termini nuovi e dinamici, al di fuori di una letteratura ancora filo-sabauda che vuole vedere la Calabria bella, sì, ma sfortunata assai. 

[Alberto Fico]

 

[19.01.2009]

 




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