
In una situazione come la nostra, dove è in atto una crisi economica globale, può sembrare riduttivo parlare di disoccupazione meridionale e del problema del lavoro al Sud, ma è importante rimarcare come la disoccupazione agisce e perciò influenza negativamente il vivere di ogni giovane, di ogni individuo in età lavorativa.
Nel Mezzogiorno le cause fondamentali di questo fenomeno sono di natura più strutturale che non semplicemente congiunturale: lo sviluppo lento che ha caratterizzato gran parte del nostro tessuto produttivo non è stato in grado di assorbire la forza lavoro disponibile, con inevitabili ricadute: attualmente il PIL (prodotto interno lordo) procapite nel Mezzogiorno è di circa il 66% di quello nazionale ed il 58% rispetto al Centro Nord (SVIMEZ 2007).
La disoccupazione meridionale negli ultimi sei anni si è ridotta di oltre un terzo (-37%) per un totale di 500.000 unità. Il tasso di disoccupazione è passato dal 19% del 2000 al 12,3 del 2006.
Tuttavia il problema della disoccupazione nel Mezzogiorno è lontano dal risolversi, se andiamo a vedere dove è andato a finire il mezzo milione di disoccupati scomparsi, scopriamo che circa la metà sono usciti dalle forze lavoro, hanno cioè smesso di dichiararsi in cerca di occupazione, l’altra parte è migrato verso il Nord (NDS non influenzando più il tasso di disoccupazione).
Il calo non è quindi dovuto ad una maggiore possibilità di lavoro, in realtà l’andamento calante della disoccupazione è stato costante sia nei periodi in cui l’occupazione cresceva, sia nei periodi in cui diminuiva, con conseguente decremento del tasso di attività, che nel 2007 si attestava al 52% circa rispetto al 66% del Centro e il 70% del Nord.
La fuoriuscita dei disoccupati, non verso l’occupazione ma verso la non attività, è un elemento di forte criticità e testimonia il peggioramento delle condizioni, soprattutto dei giovani, sul mercato del lavoro del Mezzogiorno ( SVIMEZ 2000- 2008).
In particolare la disoccupazione meridionale ha avuto ed ha un carattere escludente dal mondo del lavoro, per i più giovani e per le donne, e negli anni recenti anche per i giovani con elevati livelli di istruzione.
Una persona che non lavora e non riesce a trovare un impiego per un lungo periodo, non è in grado di sviluppare quelle capacità e quelle attitudini necessarie per mettere in pratica le proprie conoscenze ed esperienze al fine di trasformarle in competenze.
Nella nuova economia è l’individuo con il suo bagaglio di competenze e conoscenze il vero bene su cui investire. Il legame tra crescita economica e accumulazione di capitale umano, inteso anche come problem solving, tende oggi ad essere una evidenza sempre più chiara.
La disoccupazione e l’inoccupazione di lunga durata possono incidere gravemente sulla capacità produttiva del lavoratore. Questi effetti sono tanto maggiori quanto più il periodo medio di assenza dal lavoro è lungo e quanto tale fenomeno è diffuso quantitativamente in determinate aree.
Stare per un lungo periodo disoccupato fa perdere l’attitudine al lavoro, intesa come capacità di organizzazione e al lavoro di gruppo, non permette di partecipare all’apprendimento attraverso il learning by doing (imparando mentre si fa). Se questo sia un disoccupato in cerca di prima occupazione, queste competenze non si formano, determinando una esclusione ancora più grave.
Il capitale umano come ogni capitale è soggetto ad obsolescenza, questa è tanto più rapida quanto il tasso di innovazione tecnologico è elevato. Facendo sì che periodi relativamente sempre più brevi di disoccupazione diventino sempre più dannosi.
La disoccupazione può in sostanza può influenzare il suo tasso ostacolando la crescita economica (Isteresi).
La Calabria e il Mezzogiorno tutto soffrono di questo male oramai da tanti anni: disoccupazione, inoccupazione, hanno reso il nostro tessuto economico e sociale sterile, per questo di deve partire da politiche del lavoro e dallo sviluppo delle infrastrutture e dei servizi per accrescere le possibilità di ognuno, permettendo di realizzare ad chiunque le proprie aspirazioni e liberare la creatività di un territorio da anni chiuso in gabbia.
[Salvatore Pace]
[06.06.2009]