Qualche considerazione sulla questione biomasse a Cotronei.
Mi occupai delle centrali a biomasse in tempi non sospetti, con un lungo articolo pubblicato su Cotroneinforma n. 73 del settembre 2002, e ancora oggi reperibile in alcuni siti internet.
Consideravo quello delle biomasse uno sviluppo insostenibile, dove un terzo dell’energia elettrica nazionale prodotta da biomassa proveniva proprio dal crotonese, con tre grandi impianti tra i più potenti d’Italia: Crotone (22 Mw), Strongoli (40 Mw) e Cutro (14 Mw), alimentati da oltre 600 mila tonnellate di legno l’anno.
Le biomasse vengono definite come fonti rinnovabili di energia: l’anidride carbonica emessa nella combustione è pari a quella sottratta dall’atmosfera per la crescita degli alberi. Proprio quelli che servono da combustibile per le centrali. Per cui si dice che il saldo delle emissioni di CO2 è zero.
Per questa ragione, a livello europeo esisteva il programma LEBEN (Large European Biomass Energy), per promuovere la realizzazione di Progetti Regionali Integrati per la valorizzazione della biomassa, mirati ad un nuovo sviluppo agricolo mediante nuove colture e tecnologie innovative. Tale programma europeo non ha riguardato però il territorio della provincia di Crotone. O meglio, sono state costruite le centrali a biomasse e, contemporaneamente, non si è tenuto conto di uno sviluppo agricolo per consentirne l’alimentazione, per produrre il combustibile necessario. Del resto la Sila era a due passi e forse veniva molto più comodo tagliare boschi, senza tener troppo in conto di un meccanismo di sviluppo sicuramente insostenibile.
A distanza di qualche anno, anche la Regione, la Provincia di Crotone e il Comune di Cotronei si sono accorti che la cosa non reggeva, denunciando il disboscamento irrazionale nella Sila, e mettendo altresì in evidenza che la potenzialità di assorbimento di biomasse da parte delle centrali è ben superiore alle condizioni dell’offerta regionale.
Eppure oggi, paradossalmente, si ritorna a parlare della costruzione di una nuova centrale a biomasse da 10 Mw a Cotronei, la quarta della provincia. In realtà dovrebbe arrivare la richiesta di una quinta centrale, sempre a Cotronei, seppur ancora nessuno ne parli.
Poiché l’investimento viene accolto dall’amministrazione comunale di Cotronei come una panacea in tempo di crisi economica, vorrei proseguire nel ragionamento con un metodo comparativo, evidenziando positività e negatività dello stesso investimento, e utilizzando gli elementi empirici per una maggiore comprensione e valutazione del fenomeno.
Per rendere la questione più fluida inserisco nel ragionamento una metaforica bilancia: su di un piatto metteremo le negatività, sull’altro le positività. Cominciamo da quest’ultime.
La realizzazione della centrale porta un investimento economico di circa 40 milioni di euro. La cifra andrà in gran parte nell’acquisto della tecnologia, cioè della stessa centrale: quattrini che prendono la strada del nord, nella cassaforte del capitalismo nazionale. In loco resterà qualcosa per i costi delle maestranze, per il calcestruzzo e quant’altro. Poca roba rispetto al finanziamento totale. Comunque rappresenta una positività economica e la mettiamo sul nostro bel piatto della bilancia.
Nell’investimento sarà compreso l’acquisto del terreno. Altre risorse economiche che restano in loco. Dunque un altro peso nelle positività della bilancia.
Con la centrale realizzata saranno impiegati circa venticinque lavoratori. Chiaramente non tutti saranno del posto, poiché le professionalità specializzate dovranno pur venire da altre parti. Indipendentemente dal numero effettivo, rappresentano una positività nel nostro ragionamento.
Infine, una nuova centrale porterà un indotto lavorativo per le ditte boschive e per il movimento dei camion. Altra positività nella nostra bilancia.
Non vedo altre positività al momento.
Non considero una positività l’idea della piscina riscaldata con i vapori della centrale che l’amministrazione comunale di Cotronei vuol ricavarci con l’investimento. Quando costruirono le precedenti tre centrali a biomasse le idee non mancavano. In quella di Strongoli - con un investimento sui 75 milioni di euro per una potenza elettrica di oltre 40 Mw, che la faceva essere tra le prime dieci al mondo – si doveva realizzare un progetto molto ambizioso oltre alla costruzione della centrale elettrica, cioè la realizzazione dì un impianto di itticoltura e l’utilizzazione del vapore per la produzione in serre di primizie agricole. Venne costruita soltanto la centrale; il resto risultarono chiacchiere.
Andiamo sull’altro piatto della bilancia.
Nelle negatività inserisco sicuramente tutto il ragionamento iniziale, cioè quello riguardante la realizzazione di queste centrali che portano uno squilibrio in termini di emissioni di CO2, perché prive di un progetto parallelo di piantumazione dei boschi.
Ancora, nelle negatività metterei l’impatto paesaggistico. La località “Piano di Mezzo”, dove dovrà nascere la centrale, possiede una sua bellezza e una specifica caratterizzazione con l’ambiente circostante. Una centrale a biomasse non è sicuramente un qualcosa di armonico con quel territorio; cosa diversa se il terreno fosse utilizzato per una centrale solare (soluzione per niente astratta, visto che una centrale solare, della stessa potenza, sarà realizzata a pochi chilometri di distanza, cioè a Caccuri).
Nelle negatività dobbiamo considerare l’inquinamento ai danni degli uliveti posti nelle vicinanze della centrale, e che al momento rappresentano una delle più importanti economie del territorio.
Infine, l’aumento della devastazione del patrimonio boschivo della Sila e l’aumento del traffico di automezzi pesanti che transiteranno sulle strade.
Non metto altre negatività, se non l’ultima che è quella che considero la più problematica al nostro tempo, dal peso di un macigno.
Il fatto di avere nella nostra provincia già tre centrali a biomasse in piena produzione, ci aiuta a comprendere meglio gli effetti collaterali che le stesse portano.
Già dal 2003 il commissario straordinario per i rifiuti della Regione Calabria ha autorizzato la centrale di Cutro della società E.T.A. (che fa capo al presidente di Confindustria Emma Marcegaglia) per il conferimento del CDR nel combustibile, assieme al cippato di legno.
Il CDR (combustibile da rifiuti) è un acronimo per dissimulare una più corretta definizione: spazzatura quasi interamente composta da plastica. Sono comprensibili i pericoli per la diossina e nano particelle che andrebbero a sprigionarsi nell’atmosfera.
Al momento, però, nella centrale di Cutro il CDR non è stato ancora conferito nel combustibile, grazie alle mobilitazioni della popolazione e dei movimenti ambientalisti cutresi e della provincia.
In realtà il problema è soltanto posticipato. Tra non molto la centrale dovrà bruciare quasi interamente CDR altrimenti chiude. L’amministratore delegato dell’E.T.A., Roberto Garavaglia, nel 2007 ha annunciato che una centrale come quella di Cutro, senza contributi non sarebbe conveniente. I contributi sono quelli del CIP/6 che gli portano 20 milioni di euro l’anno. Dunque una centrale che, non appena finiranno i CIP/6, diventerà antieconomica con il cippato di legno.
Ma cosa sono i CIP/6? Il CIP/6/92 promuove lo sfruttamento delle Fonti Energetiche Rinnovabili (FER) o assimilate da parte di impianti entrati in funzione dopo il 30 gennaio 1991, e garantisce l’acquisto dell’energia da parte dell’ENEL a prezzi incentivati: ogni kilowattora prodotto in regime CIP/6 viene pagato circa il triplo del prezzo di mercato dell’energia. I costi di questo tipo d'incentivazione li pagano i cittadini nella bolletta energetica. Per questi impianti la durata degli incentivi è mediamente di otto anni.
Finiti gli incentivi cominciano i dolori. Le dichiarazioni che provengono dal management della centrale di Cutro sono inquietanti. Esiste il vizio originario di investire risorse economiche nel nostro territorio soltanto per intascare il denaro pubblico. Quando questo finisce, l’opera realizzata diventa antieconomica e fallimentare. Dunque si sapeva già prima. E allora perché realizzarla? Perché utilizzare il denaro pubblico sottraendolo allo sviluppo delle vere fonti energetiche rinnovabili come l’idroelettrico e il solare?
Nel caso delle centrali a biomasse, per continuare a produrre energia e salvaguardare i livelli occupazionali esiste un’àncora di salvataggio, molto simile a una rivoltella puntata alla tempia: utilizzare il CDR come combustibile, trasformando le centrali a biomasse in inceneritori.
Sono questi i potenziali effetti collaterali delle tre centrali a biomasse esistenti nella nostra provincia. Consapevoli di questo inesorabile epilogo, nel comune di Cotronei si discute oggi di realizzare una quarta centrale, e magari tra poco tempo di una quinta.
Se non è una follia, ci spiegasse qualcuno come definirla.
Qui bisogna guardarsi tutti negli occhi, istituzioni e la cittadinanza intera. Una scelta di questo tipo deve necessariamente interessare le responsabilità collettive, perché si decide anche sul futuro delle generazioni successive.
La salute di un’intera popolazione vale molto di più di qualche milione di euro. Il territorio di Cotronei, apparentemente salubre per condizioni ambientali, si ritrova con un’elevata incidenza di patologie neoplastiche e/o tumorali. Ricordo qualche anno addietro, con Spartaco Fontana realizzammo una ricerca sul campo per ottenere un quadro quantitativo dell’incidenza tumorale a Cotronei. Un lavoro complesso, in realtà, utilizzando indicatori provenienti anche dai registri dell’Asl e del comune di Cotronei. Ne vennero fuori dei numeri, seppur approssimati per difetto, decisamente allarmanti. Le nostre successive analisi sulle cause del fenomeno portavano a fattori d'inquinamento ambientale: da una parte l’inquinamento elettromagnetico, dall’altra una vecchia storia del passato, quando le nostre discariche incontrollate ospitavano di notte camion carichi di fusti sospetti.
Oggi, che l’incidenza delle malattie tumorali è in costante aumento, anziché commissionare studi specifici sul territorio per stabilire le cause del triste fenomeno, si aggiungono altre complicazioni, altre bombe ecologiche, altre minacce per la salute della collettività.
Non ho altre negatività da inserire.
Lascio, a quanti volessero utilizzarla, questa metaforica bilancia, per continuare eventualmente ad inserire positività e negatività. Nel caso in cui forze maggiori non permetteranno di comprendere da quale parte penderà questa bilancia, resterà soltanto una cosa da fare, cioè consentire alla popolazione l’ampia partecipazione alla discussione sulla problematica e, in ultima analisi, di decidere con l’unico strumento previsto dallo statuto comunale e dalla Carta costituzionale per la democrazia diretta: il referendum popolare.
Lungo questo solco di autodeterminazione popolare dovrà necessariamente passare ogni decisione riguardante il futuro dell’intero territorio della provincia di Crotone, dalle centrali a biomasse alla bonifica delle industrie, dalla discarica di Giammiglione a quella di Terrate- Terratelle, di Columbra e di Veolia: pattumiere ed inceneritori con scelte calate dall’alto che fanno presagire scenari apocalittici.
Forse è giunto il tempo dell’indignazione, il tempo di ribellarsi alle logiche di uno sviluppo insostenibile, il tempo di rivendicare il diretto coinvolgimento delle popolazioni nelle scelte politiche, al fine di creare una cittadinanza attiva e responsabile, capace di costruire il proprio destino e un diverso futuro.
[Pino Fabiano]
[17.09.2009]