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Brindiamo al 2010 con libri e vino, gocce rosso rubino


Salutiamo il nuovo anno con una suggestione legata al mondo di carta. A Roma, nei giorni dedicati alla Fiera nazionale della piccola e media editoria (5-8 dicembre 2009), gocce rosso rubino “scorrevano” tra gli stand dell’ottava rassegna Più libri più liberi, dove una ricercata casa editrice palermitana − la :duepuntiedizioni − esponeva, insieme ad altri titoli del suo catalogo, alcune copie del Trattato sul buon uso del vino di François Rabelais (a cura di Patrik Ourednik, trad. dal ceco di Alessandro Catalano, :duepuntiedizioni, pp. 192).


Il volume presenta al pubblico italiano la traduzione del manoscritto attribuito a Rabelais (scoperto nella Biblioteca del Museo Nazionale di Praga nel 1993), arricchito da numerose riproduzioni delle tavole dei sogni bislacchi di Pantagruele. Si tratta dell’edizione critica curata da Patrik Ourednik che consente di accostarsi al patrimonio letterario del frate, medico e umanista François Rabelais (Chinon en Touraine, 1494? - Parigi, 1553) e di cogliere quella che è la sua parabola diacronica intramontabile: saper leggere il corpo umanamente.


Ma c’è un motivo di più per insistere sulle gocce rosso rubino che lasciano un’impronta anche sulla copertina di questo volumetto dedicato al vino. La giuria del Gourmand World Cookbook Awards − che ha come patron Edouard Cointreau, produttore dell’omonimo liquore − ha proclamato il Trattato sul buon uso del vino di François Rabelais il miglior libro di letteratura sul vino dell’anno. E non è finita qui. L’opera è in competizione per l’assegnazione del Best in the World fissata per la serata del prossimo 11 febbraio 2010, in occasione del Cookbook Festival che vedrà in gara i migliori libri di cucina di ben 136 paesi.


Così in una sorta di sosta vagheggiante intorno al mondo di carta, accogliamo − a Crotone e in ogni luogo − queste pagine targate :duepuntiedizioni che, anche quando sanno stare brillantemente in superficie (cioè a tavola), continuano a lavorare in profondità… E finiscono per farci un po’ rapire da un maestro del Rinascimento anticlassico come Rabelais.



[Francesca Melania Monizzi]

[01.01.2010]

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