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I Barracco e il Monastero Calabromaria di Altilia


Giovanni Barracco

Organizzato dal Centro studi Cornelio Pelusio Parisio, mercoledì 30 dicembre si è svolto l'incontro-dibattito “I Barracco e il Monastero Calabromaria di Altilia”. Attento e qualificato l'uditorio.

Accanto alle personalità religiose e ai rappresentanti dell'Arma, che hanno presenziato all'iniziativa, numerosi sono stati gli studiosi di Storia patria e gli archeologi intervenuti. Ospiti di riguardo il barone Maurizio Barracco e la baronessa Mirella Barracco, presidente della Fondazione Napoli Novantanove e di Oldcalabria.

I lavori hanno preso avvio con l'intervento di Francesco Lopez, presidente del Centro studi Pelusio. Dopo aver tracciato rapidamente la storia del Monastero Calabromaria dalle sue origini, attorno alla metà dell'XI sec., sotto l'autorità normanna, al periodo svevo (Federico II era della badia di Altilia il patronum principalem), lo studioso si è soffermato a delineare il legame che, sin dalla metà del XVI sec., unì i Barracco al Monastero della Madonna della Calabria.

Nel 1542 abate e perpetuo commendatario fu designato da papa Paolo III Mario Barracco.

Nell’anno 1581 Tiberio Barracco, Abas Sancte Marie alias de Calabro Marie, presentò in Cosenza presso pubblico notaio i privilegi più antichi dell’abbazia di Altilia scritti in carta pergamena, acché venissero redatti in forma pubblica. I documenti comprendevano i diplomi di conferma del duca Ruggero Borsa del 1099 e del conte-re Ruggero II del 1115 e 1149; di Federico II del 1220, del 1221 e del 1227; di papa Gregorio IX del 1227; di Herrichetta Ruffo, marchesa di Crotone, del 1439; di Alfonso I d’Aragona del 1445; di Antonio Centelles, principe di Santa Severina, del 1465; di Ferdinando d’Aragona del 1459, del 1466 e del 1471. L’intero corpus, trascritto alla metà del Seicento, è oggi custodito presso l’Archivio Storico di Napoli.

All’anno 1606 risale l’innalzamento e la dedica di una campana, ancor oggi conservata in Altilia, per opera di Marcello Barracco. L’iscrizione reca: + Verbum caro factum est et abitavit in nobis a.d. mdcvi s.m. de Altilia Marcello Barracco. Con la soppressione del monastero, all'inizio del 1800, i beni e le strutture dell'antica badia passarono alla famiglia Barracco. La proprietà delle strutture e dei fondi si sviluppò fino alla metà del 1900.

Succurro, Barracco, Lopez

Il convegno è proseguito con l'intervento di Riccardo Succurro, presidente del Centro internazionale di studi Gioachimiti. Cantore della speranza, Gioacchino vide nella comunità di Fiore la nuova Nazareth. Collegata alla teologia della speranza si affermò la diffusione in Calabria ed in Italia delle fondazioni monastiche florensi. Forte e speciale era il connubio che univa l’abbazia di Fiore ed il monastero Calabromaria di Altilia, elevato agli inizi del XIII sec. a sede vicaria della badia florense. Con sentenza da Grottaferrata del 31 agosto 1211 papa Innocenzo III riconobbe l’adesione dei monaci di Calabromaria all’ordine di Fiore. Di lì a breve nel 1213 l’abate florense Matteo Vitari attuò il passaggio per il tramite della comune o distinta unione, nel rispetto della reciproca autonomia. Si stabilì inoltre che in caso di sciagura Flos in Calabro Mariam: i monaci di Fiore dovevano trasferirsi ad Altilia. A giudizio di Valeria De Fraja questo avvenne nel corso del 1214-15, allorché il protocenobio florense fu interessato da un devastante incendio.

Nel 1249 fu trasportato ad Altilia in processione devozionale il braccio sinistro di Gioacchino.


Collegato in videoconferenza da Firenze, Gregorio Aversa, della Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria, ha  di seguito ricostruito le attività di indagine avviate dallo Stato dal 2006. “Altilia è assai importante in più momenti della sua storia, a partire dal sito brettio, che data, grazie agli scavi effettuati, certamente tra IV e III sec. a.C.; ma anche per la facies culturale medievale, che si sviluppa sin dalla fondazione dell'abbazia di Calabromaria intorno all'anno mille, e a seguire nei secoli successivi, fino almeno al XV-XVI sec., momento in cui abate commendatario dell'abbazia divenne l'abate Barracco”. A riguardo, l'archeologo ha ricordato come “per la reale valorizzazione del sito sia ovviamente imprescindibile l'acquisizione da parte pubblica di tutto l'edificio di Palazzo Barracco, così da farne una sede degna come luogo di cultura, di centro di ricerca e museale”. “La Soprintendenza – ha concluso Aversa – ha portato avanti con impegno tutte queste attività e continuerà sicuramente a portarle avanti con grande interesse”.


Francesco Cosco della Deputazione di storia patria della Calabria si è quindi occupato di illustrare le differenti posizioni critiche che ad oggi hanno animato il dibattito storiografico sulla natura del latifondo nel Marchesato di Crotone ed in special modo sulle sue ricadute nell'economia popolare. Dietro la spinta dei progetti di rinnovamento fondiario dei grossi proprietari terrieri uno stuolo di braccianti e mezzadri trovava lavoro e la popolazione, in tempi bui, aveva di che sfamarsi. Il barone Alfonso Barracco e poi il figlio Luigi costruirono in territorio di Altilia una fabbrica o concio per la lavorazione della liquirizia. Essa occupava numerosi operai ed i proprietari la potenziarono con importanti miglioramenti tecnici. I Barracco estesero poi la coltivazione del gelso e dell’olivo e misero a frutteto ed ad orto numerosi terreni.

D'altra parte vi sono quanti ritengono che, accaparrato il latifondo, fu soffocato il possesso popolare delle terre e venne meno la piccola impresa contadina. A riguardo il brigantaggio – ha concluso Cosco – non fu una reazione alle vessazioni ataviche e nemmeno un movimento di guerriglia filoborbonica, bensì, un desiderio di superare tramite l’illegalità il problema della miseria, la voglia dell’impunità, l’amore per la violenza, la strumentalizzazione degli sconvolgimenti politici a fini personali.


Il convegno ha fatto quindi registrare il commento di monsignor Pino Covelli. Di là dalle diverse forme di organizzazione del lavoro e dell'economia, rimangono gli uomini. Se gli uomini sono illuminati anche il latifondo assume una connotazione positiva e feconda, come fu nel caso dei Barracco. E questo in un contesto storico difficile, allorché la piemontesizzazione del sud non era compresa e finì per soffocare molte risorse del Mezzogiorno. Oggi solo la cultura può offrire un futuro, alla luce soprattutto del fatto che le nuove generazioni appaiono sempre di più preda dell'ignoranza e della superficialità.

Di particolare rilievo si è di seguito rivelato l'intervento del barone Maurizio Barracco. L'illustre ospite si è soffermato a descrivere la natura del latifondo Barracco come esperienza preindustriale, grazie all'innovazione tecnica e alla trasformazione radicale della gestione dell’impresa. Lo scopo della famiglia Barracco è stato sempre quello di collocare il Mezzogiorno nel mercato internazionale. Tuttavia con l’introduzione delle tariffe doganali del 1887 le leggi protezionistiche ebbero ricadute negative sul movimento commerciale dei prodotti agrari: in Italia fu particolarmente dannoso per i prodotti tipici del Sud.

La famiglia Barracco sostenne, attraverso la figura di Giovanni Barracco, la causa dell'unificazione nazionale e del Risorgimento. Impiegò ingenti fortune a favore di Casa Savoia e fu tra i principali finanziatori della spedizione di Garibaldi. Si adoperò costantemente per la caduta del Regno Borbonico. Oggi il progetto di modernizzare la Calabria inserendola nei circuiti nazionali ed internazionali continua attraverso la promozione dello sviluppo culturale della regione. A tal fine opera la Fondazione Napoli Novantanove. Per il medesimo obiettivo è stata costituita la rete di Oldcalabria, con sede in Sila a Torre Camigliati.

Uno dei momenti più significativi dell'iniziativa promossa dal Centro studi Pelusio è stata la presentazione, da parte di don Francesco De Simone dell'Ufficio diocesano turismo, sport e spettacolo, della cartolina e dell'annullo postale dedicati a Giovanni Barracco. Insigne archeologo e collezionista, Giovanni Barracco (1829-1914) fu senatore durante la formazione del Regno d'Italia e nel primo Parlamento della Nazione. Al suo operato si deve la fondazione del Museo Barracco, con sede a Roma, uno dei più prestigiosi musei della Capitale. Fu altresì valente alpinista e scalatore: il primo italiano ad arrivare in vetta al Monte Bianco e al Monte Rosa; con Quintino Sella partecipò alla prima ascensione al Monviso. Fu, assieme allo stesso Sella, socio fondatore nel 1863 del Club Alpino Italiano. Per l'occasione è stata realizzata una mostra filatelica, la sesta finora allestita ad Altilia, con esposte le collezioni di Giuseppe D'Ettoris “Isolati per l'estero”; G. Battista Borza “Luogotenenza”; Francesco De Simone “Rossa Calabria”; Giuseppe De Simone “La Ferrari”; Luigi Fonte “Natale in Vaticano”; Gaetano Salviati e Antonio Lavenia “Immaginette sacre a tema Natale”.

La manifestazione organizzata dall'Associazione Pelusio è stata corredata dall'esposizione di dipinti e sculture dei maestri Francesco Bitonti, Domenico Scarcelli, Pietro Spina. La mostra è stata curata da Francesco Bitonti, uno dei più significativi esponenti dell’arte in Calabria ed in Italia, fondatore, insieme a Stefanos Armakolas e Pier Paolo Nudi, del Neointrospezionismo, corrente di pensiero e di arte contemporanea presentata nel febbraio 2008 in Vaticano presso l’Accademia Angelica Costantiniana.

Il convegno di Altilia ha avuto termine con l’esibizione, apprezzata dal pubblico e veramente incantevole, di una rappresentanza del Coro Polifonico San Pio dell’Associazione culturale Anemos di San Giovanni in Fiore. Sotto la guida illuminata del maestro Luigi Benincasa, il gruppo, nato nell'autunno del 2006 ma con all'attivo già successi conseguiti nelle Basiliche di Padova, Vicenza, San Giovanni Rotondo ed Assisi, ha eseguito, “Gloria 'n Cielo” di Silvano Perlini, “Magnum Nomen” di Domenico Bartolucci, “En Natus est Emanuel” di Michael Praetorius, “Melodie di Natale”, “O Magnum Misterium” e “Solida mia Roccia”, composizioni originali queste ultime del medesimo maestro Benincasa.

Alla buona riuscita della manifestazione hanno contribuito, fornendo supporto logistico ed organizzativo, il Centro Servizi per il Volontariato Aurora di Crotone, l'Avis di Castelsilano, il Circolo filatelico San Francesco di Paola di Crotone, il Gruppo Poste Italiane.

[Giu.Pi]

[08.01.2010]

I baroni Barracco e il Monastero Calabromaria di AltiliaI baroni Barracco e il Monastero Calabromaria di Altiliaoro Polifonico San Pio dell’Associazione culturale Anemos di San Giovanni in Fiore 
fotografie della manifestazione

 




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