
Continua a fare parlare di sé, a secoli dalla fondazione, il monastero di Calabro Maria che ad Altilia di Santa Severina rappresentò lungamente un faro di religiosità e cultura.
Sotto il piazzale antistante dello stesso monastero, adesso conosciuto come palazzo Barracco nella piazza centrale di Altilia sono state, infatti, rinvenute delle grotte artificiali d’età medievale.
La scoperta nel corso di alcuni lavori che, autorizzati dalla Sovrintendenza dei beni archeologici della Calabria, hanno consentito all’Amministrazione comunale del sindaco Bruno Cortese di rendere maggiormente fruibile la stessa piazza.
Le cronache storiche relative a tale monastero riferiscono che, al tempo della fondazione dell’Ordine florense da parte di Gioacchino da Fiore, era già un importante centro amanuense dell’Ordine cistercense, la sua comunità chiese di passare con tutti i propri beni alla nuova Famiglia monastica e così avvenne. Dopo pochi anni, però, probabilmente impressionata dalla rigidità della Regola florense, la comunità altiliese chiese di ritornare nella Famiglia cistercense.
Una petizione in questo senso fu inviata a papa Innocenzo III che, dopo aver costituito invano una commissione formata dai vescovi di Squillace (Cz), di Normanno (Cs) e dall’Abate della Sambucina per riappacificare le parti, dovette intervenire con un proprio scritto assegnando il monastero di Calabro Maria ai Florensi con una bolla datata 31 agosto 1211.

A distanza di nove anni, questo possesso era ancora ricordato in un diploma di Federico II che, nel 1.220, lo citava nei possedimenti dell’Ordine florense; ritornando ai Cistercensi solo in una fase successiva. Evidentemente ad interessare i due Ordini religiosi al monastero altiliese i suoi beni che già al tempo del dominio normanno erano numerosi. La ricchezza di Calabromaria aumentò anche sotto la dinastia sveva, grazie alle donazioni di Federico II al cui tempo, come evidenzia lo storico Francesco Lopez, lo stesso monastero aveva un proprio sigillo. A dimostrare l’attenzione di Federico per tale monastero, inoltre, il fatto che lo stesso Imperatore mantenne per se il diritto di patronato sulla stessa comunità religiosa. In un proprio saggio dedicati ai manoscritti di Nicola Venusio ed alla ricostruzione del cartulario florense, lo storico dell’Unical Pietro De Leo riporta un passaggio dello stesso Venusio che nel 1774 osservava come “Federigo godesse sul monistero suddetto di Calabro Maria – scrisse Nicola Venusio nel 1774 – il diritto di patronato, non d’altronde dee ricavarsi se non perché il duca Ruggero, il dotò con un vasto con un vasto territorio della Reggia Sila chiamato Sanduca, quando nel 1099 Policrone vescovo di Cerenzia lo ristorò”.
Dopo l’importante ritrovamento che potrebbe fare luce su qualche aspetto ancora inedito della storia dello stesso monastero, sarà necessario potenziare le ricerche archeologiche che in vero erano già previste dalla Sovrintendenza all’atto che autorizzava il nuovo intervento datato 9 luglio 2009.
A coordinare le ricerche il direttore dell’ufficio territoriale della zona Crotone Sila della stessa Sovrintendenza, l’archeologo Domenico Marino, che già negli scorsi anni aveva dedicato non pochi studi sullo stesso monastero.
[Francesco Rizza]
[19.01.2010]
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