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Impresa, la sostenibile leggerezza del Sud


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Il Mezzogiorno, possiede una struttura produttiva, basata sulla piccola impresa. Il motore dello sviluppo, a Catania come a Crotone, sembra essere una sorta di “industrializzazione leggera.

Elemento questo di debolezza se si pensa, ad esempio, all'arretratezza tecnologica che da ciò può derivare.

Una prima immagine del tessuto produttivo meridionale è quella di un sistema fortemente centrato sulla micro-impresa e con una presenza marginale delle imprese medio-grandi. L’impresa meridionale, mediamente occupa 2,9 addetti contro i 4,2 dell’ imprese settentrionali.

Il ruolo peculiare ricoperto dalla piccola impresa nel Sud è confermato se si considera la distribuzione percentuale dei dipendenti fra le diverse classi dimensionali delle unità provinciali. Nelle imprese fino a 9 dipendenti si concentra il 31,6% dei dipendenti del Sud contro un valore nazionale del 24,8%.

Nel 2007 la distribuzione regionale dell’occupazione in rapporto alla popolazione residente in età lavorativa (15-64 anni), distinta per settore di attività economica, conferma il divario strutturale esistente in Italia tra il Centro-nord e il Mezzogiorno. A fronte del dato nazionale di 451 occupati per mille residenti in età da lavoro, tutte le regioni del Centro-nord (ad eccezione del Lazio) presentano valori superiori, con il massimo raggiunto in Emilia-Romagna (614 occupati su 1.000 residenti). Le altre regioni hanno valori compresi tra i 500 e i 600 occupati, ad eccezione della Liguria e dell’Umbria, che si attestano su un numero di occupati ogni mille residenti inferiore ai 500. Le regioni meridionali hanno tutte valori inferiori alla media, con la Calabria che si posiziona ultima in graduatoria (236 addetti per mille abitanti (ISTAT 2008)

Si potrebbe così affermare che nel Sud  le piccole imprese sono la realtà produttiva in cui non solo si concentra la maggior parte dell'occupazione, ma che in prospettiva continua ancora a creare maggiore occupazione rispetto all'impresa medio -grande (tra l’altro quasi assente).

Si notano comunque chiaramente problemi di prospettiva. Le piccole imprese mostrano una propensione ad assumere inferiore alle loro potenzialità: la stragrande maggioranza, nel Sud quasi il 65%, non pensa di investire in lavoro nel prossimo futuro e sembra quasi vivere una situazione di attesa  di fronte a scenari incerti. Questa elevata percentuale di piccole imprese che non crea lavoro è  inoltre un chiaro indicatore indiretto dell'estensione del lavoro nero: è possibile ipotizzare, infatti, che almeno una parte di tali imprese dichiari di non pensare a nuove assunzioni proprio perché pensa di far fronte ad eventuali problemi produttivi ricorrendo ad assunzioni irregolari.

L’analisi delle struttura produttiva è molto importante poiché permette di comprendere che non ci sono solo ostacoli dal lato della domanda aggregata (condizioni attrattive dello sviluppo), ma problemi per l’impresa possono sorgere anche dal lato della offerta. Numerosi studi hanno evidenziato, il ruolo fondamentale delle piccole imprese nella creazione di posti di lavoro, hanno cercato  di capire quali sono gli ostacoli alla loro crescita, con particolare attenzione a quelle situate nelle aree depresse, analizzando anche come la crescita di queste imprese possa influenzare lo sviluppo e il benessere sociale.

Per quanto riguarda il lato della domanda, delle imprese situate nelle zone depresse, da numerose indagini [Whyte, 1982; Del Monte, 1985; Storey, 1985] è emerso che la carenza di domanda è indicata come il principale ostacolo alla crescita solo dalle imprese di nuova formazione. Sono infatti le nuove imprese che hanno il problema, nei primi anni di vita, di farsi conoscere dal mercato.

Più rilevanti appaiono, nel limitare la crescita dimensionale di imprese locali già affermate, i fattori dal lato dell'offerta (condizioni propulsive dello sviluppo).

É  emerso, che nelle aree depresse vi è un'abbondanza relativa di lavoro manuale ma una carenza di lavoro specializzato e qualificato, in particolare allorché si tratta di attività di tipo manageriale [1]

Il particolare funzionamento del mercato del lavoro specializzato contribuisce a spiegare le difficoltà che trovano gli imprenditori locali nel realizzare quelle modifiche organizzative che, comportando una decentralizzazione di funzioni in precedenza accentrate nella figura dell'imprenditore, permettono una riduzione dei costi di coordinamento [2]

Le difficoltà da parte delle imprese locali nel trovare figure specializzate adeguate a divenire responsabile delle funzioni in precedenza concentrate, non solo, nella figura dell'imprenditore, ma anche più in generale in grado di adempiere concretamente ed efficacemente a un'attività di supervisione e di controllo, non derivano solo dalla carenza di tale personale, ma anche da una segmentazione del mercato del lavoro relativo a tali servizi. Il personale specializzato reperibile nelle aree depresse tende a preferire l'inserimento nelle imprese nazionali o multinazionali, sia in impianti in loco che in altre regioni, rispetto a un inserimento nelle imprese locali. Per le imprese nazionali e multinazionali, invece, il mercato dei servizi è unico indipendentemente dalla localizzazione degli impianti. Le imprese locali delle aree arretrate non solo hanno difficoltà a reperire personale specializzato in loco, ma non hanno la possibilità di accedere al mercato di tali servizi esistenti nelle altre aree del paese. La difficoltà nel reclutare manodopera specializzata è un elemento che tende a ridurre l'efficienza delle imprese locali e quindi a ridurne la competitività [3]

La struttura produttiva meridionale è maggiormente caratterizzata da piccole imprese rispetto alla media nazionale, è questo potrebbe comportare  una maggiore difficoltà nel reperire lavoro altamente qualificato, costringendo così le imprese a spostare la produzione su quei settori che richiedono una bassa qualifica del lavoro.

[Salvatore M. Pace]

[07.04.2010]


[1] Da uno studio della Scottish Development Agency (1978) relativo alle imprese locali scozzesi con oltre 100 addetti risulta che, per tali imprese, il principale problema è la carenza di manodopera qualificata.

[2] In realtà, come l'esperienza del Mezzogiorno conferma, il mancato decentramento delle funzioni è anche risultato di resistenze culturali da parte dell'imprenditore a un'organizzazione dell'impresa su basi manageriali.

[3] I vincoli posti da una struttura organizzativa inadeguata allo sviluppo delle imprese locali sono ben evidenziati da una ricerca condotta in Scozia su un gruppo di imprese di successo. Risulta da questa ricerca (Whyte, 1982) che su 52 imprese di successo del campione che nel 1959 erano indipendenti, nel 1974 solo 14 erano rimaste tali. Le altre erano state assorbite da altre imprese generalmente non locali. Modifiche nella proprietà sono apparse come un modo per superare quegli ostacoli che impedivano di adottare le modifiche organizzative più appropriate per favorire la crescita delle imprese. L'accesso alle risorse di management dell'impresa incorporante è apparso in numerosi casi l'elemento essenziale alla successiva crescita dell'impresa incorporata. L'incorporazione, d'altro canto, può essere vista come uno strumento per rimuovere altri ostacoli alla crescita sia dal lato della domanda, che dell'offerta. Vi sono altri casi in cui l'incorporazione è avvenuta o per eliminare un concorrente o per acquistare una fetta di mercato, e in tal caso l'impresa incorporata non ha tratto gran beneficio dall'incorporazione

 




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