
La figura di Fryderyk Chopin (Żelazowa Wola, 1º marzo 1810 – Parigi, 17 ottobre 1849) nel bicentenario della nascita è stata il tema presentato nel convegno della Società Beethoven di Crotone, Sabato 9 Aprile 2010.
Un convegno che rientra nei molteplici temi di natura culturale che la Società Beethoven sviluppa puntualmente ogni anno sociale.
A relazionare è stata chiamata la Dott.ssa Mariarosa Romano, esperta in Didattica e Propedeutica Musicale, che anno dopo anno ci sta sviluppando una serie di figure conosciute sotto il profilo concertistico, ma poco conosciute sotto il profilo umano didattico e compositivo.
Una relazione molto ampia che ha voluto mettere in luce i principi fondamentali sulla tecnica pianistica che hanno ispirato le maggiori opere chopeniane, lette, però, anche sotto il profilo armonico che si integra nella melodia.
Una figura complessa, quella del compositore e pianista polacco, che ha ostinatamente rifiutato di permettere che “lo spirito letterario invadesse il campo musicale”.
Era tuttavia molto colto e portato a tutte le arti. La prova ne è la relazione con Gerog Sand, che lo mise in rapporto con il fior fiore degli scrittori ed artisti dell’epoca.
Nella sua relazione la Dott.sa Romano ha percorso sia pure rapidamente le varie fasi compositive attraverso un’analisi armonico stilistica delle opere chopeniane che spesso vengono divise in 14 gruppi, rilevandone però un filo conduttore comune e caratterizzandone gli aspetti ispiratori.
Le Polonesi, 14 in tutte, offrono una immagine quasi completa del compositore; il patriota, l’innamorato, il poeta, il virtuoso; le Mazurche che preannunciano Faurè e Debussy, le variazioni che hanno la sensazione di esercizi virtuosismo; i Notturni, forma libera e idonea all’effusione poetica, le Sonate, la cui forma pare meno favorevole all’improvvisatore; gli Studi veri momenti sullo sviluppo tecnico pianistico; i Valzer il cui gusto li distingue dal valzer viennese, superando la composizione da salotto per penetrare nel puro lirismo; le Ballate concepite secondo l’ideale romantico; i Preludi come poesia e confidenze.
Uno Chopin, pianista ma non diverso dal compositore, il cui stile non era mai effeminato, ma nel suo vellutato cristallino nascondeva una virilità sempre presente, spinta in certi momenti fino alla violenza.
La Romano ha raccontato che Ernest Lagouvè in un pubblico dibattito sollevato tra la potenza di Liszt e lo splendore di Thalberg non diede ragione a nessuno dei due, concedendo la palma a Chopin per la sua forza unita alla graduazione e la precisione congiunta al rubato.
Una lettura nuova e particolarmente interessante che la Dott.ssa Romano ha voluto tracciare della figura di questo grande artista che ancora oggi non è dato conoscere interamente. Una particolare analisi, della relazione, è stata poi dedicata all’aspetto armonico delle opere chopeniane in reazione alle precedenti dei classici e a quelle successive degli impressionisti.
Una serata molto bella ed interessante che non poteva concludersi se non con l’esecuzione di alcuni valzer e preludi eseguiti dagli alunni del Liceo Musicale “O.Stillo”.
Ci auguriamo che altri incontri seguano dandoci la possibilità di conoscere in maniera più approfondita alcuni aspetti di artisti che spesso ascoltiamo ai concerti senza però cogliere appieno la loro complessa personalità e le ragioni stesse che hanno ispirato opere intramontabili.
[Fernando Romano]
[14.04.2010]