Area Locale |
“Alza gli occhi e, dal luogo dove stai, spingi lo sguardo verso settentrione e mezzogiorno, verso oriente e occidente. Tutto il paese che tu vedi io lo darò a te e alla tua discendenza, per sempre. […] Alzati, percorri il paese in lungo e in largo, perché io lo darò a te.”
Così disse il Signore ad Abramo; tutto comincia da qui. Sono passati millenni da allora, eppure ciò che è seguito è arrivato fino a noi lasciandosi dietro strascichi che il vento del deserto non poteva cancellare…ché un esodo seguiva ad una schiavitù…e una diaspora ad una Terra Promessa.
La storia degli ebrei ha cavalcato i secoli incrociando il destino di cristiani, razze supreme e musulmani; la storia degli ebrei è stata spesso quella di una fuga di salvezza…a volte quella di una prevenzione violenta e occupatrice.

Tra il 9 e il 10 dicembre del 1987 a Gaza scoppiò l’intifada, una rivolta popolare, sfuggita di mano persino all’OLP, durante la quale uomini, donne e ragazzi palestinesi dei Territori occupati affrontarono, sassi e bottiglie molotov alla mano, un esercito israeliano schierato che reagì duramente.
L’intifada proseguì negli anni, diffondendosi fino alla Cisgiordania ed a Gerusalemme, simile ad un ultimo baluardo di liberazione rincorso da un popolo sotto occupazione (questa volta non quello ebraico) e di fronte al quale si ergeva, insormontabile, l’ostinazione di chi, invece, sembrava aver smaltito in un modo tanto efficace quanto immemore la pena sostenuta per liberarsi dalla (medesima) condizione di senza-terra.
|
32° parallelo Parla il Giordano, parla alla gente,
Da oltre oceano, l'occupazione
La striscia della morte ha solcato la memoria, |
Stare qui a fare un esegesi sulla storia della questione israelo-palestinese sarebbe tanto lungo quanto difficoltoso; esaminarne cause e motivi non è facile; e non lo è riconoscere menzogne o verità. Una di queste sembra però essere inoccultabile: di quella terra promessa non avrebbero dovuto far parte la Cisgiordania, le alture del Golan e la striscia di Gaza…né tale appartenenza era stata prevista dalla risoluzione ONU che nel 1948 aveva sancito la nascita dello Stato di Israele.
Quel surplus di territori fu conquistato dall’esercito israeliano al termine di una guerra “preventiva” - e il termine non giunge nuovo - (1967 Guerra dei sei giorni); quel surplus di territori non poteva neppure essere restituito, ché garantiva la sicurezza dei confini, e soprattutto evitava nuove guerre con i Paesi arabi…
...E infatti al 6 ottobre del 1973 risale la Guerra del Kippur (Egiziani e Siriani attaccano di sorpresa Israele) e l’intifada ha riempito le pagine dei giornali praticamente fino ad oggi…fino a ridosso dello sgombero della striscia di Gaza che è stato il solo vero spiraglio…qualcosa ha continuato a non quadrare!
Eppure dal 1984 la politica dell’OLP era cambiata, diventando più diplomatica e moderata; si, ma prima?…si poteva per caso parlare di terrorismo?(!)
E allora è perlomeno illogico cercare un’univocità di senso o scorgere un flusso continuo e costante di ragione (e una controparte di torto) in una vicenda in cui vittime e carnefici sono ruoli interscambiabili; l’unica obiettività possibile sembra essere quella dei giudizi parziali, quella delle opinioni che prendano in esame le componenti singole di un quadro più vasto e complesso - spesso indecifrabile - come quello della questione israelo-palestinese!
I Nomadi (e scusate la ripetitività) hanno fatto così in 32° parallelo (brano tratto da Una storia da raccontare, album del 1998). Hanno semplicemente raccontato la situazione dei palestinesi dei territori, dipingendola come quella di un popolo succube della violenza di un altro…e di una benedizione "da oltre oceano", rimarcando così l’ipotesi del determinante (ancora una volta) ruolo degli Stati Uniti d’America.
Nel 1995 i Nomadi visitavano la Palestina e le terre di nessuno al confine fra quelle arabe e quelle israeliane; visitavano i territori occupati e i campi profughi; incontravano Arafat. E' probabile che 32° parallelo sia il risultato di questo incontro ravvicinato, e che si ponga in un’indubbia continuità con quel viaggio.

Anche (o soprattutto) attraverso una canzone è difficile proporre soluzioni; molto più semplice e legittimo è riportare impressioni, umori, speranze…e silenzi. L’aver osservato da vicino bambini, da entrambe le parti, giocare con fucili di cartone e l’aver ripercorso il ricordo di gente inerme a muro contro i fuochi invasori caricano così di una responsabilità perfino oggettiva il ruolo di raccontatori di storie; storie di vita e di morte, storie come solchi di memoria, storie di “popoli senza tempo…famiglie senza storia”.
[Dario Coriale]
[25.11.2005]
72567